21.08.2010 – Dal diario di Cristina PELLEGRINI – Parte 2

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Una breve intervista per “Il Canavese” con il gentilissimo giornalista Edoardo e poi subito pronta per partire.

La Signora Riccarda questa mattina accompagnerà me e Laure nel tratto tra Ivrea e Bollengo e dove incontreremo altri tre membri dell’Associazione Francigena Sigerico. Per Ettore purtroppo ieri è stato l’ultimo giorno di cammino.

Gli impegni, giustamente, lo chiamano a casa. Ettore è per me un grande amico e una forte presenza. Da quando mio padre è morto, si è sempre dato da fare per aiutarmi a superare il vuoto creato. E per questo non finirò mai di ringraziarlo.

Ivrea è ancora deserta quando lasciamo il Canoa Club. Mentre camminiamo con i nostri grossi zaini, Riccarda con grande precisione ci illustra ciò che ci circonda e, indicandoci le montagne sopra Ivrea, ci parla della “Bella Addormentata”, facendo riferimento al loro profilo.

Le case iniziano a sfumare e presto ci ritroviamo in campagna. Un verde laghetto riflette la sagoma di un piccolo castello, diventato ora un lussuoso hotel. Si cammina per un tratto su erba, attraversando un giardino per poi riprendere la strada asfaltata verso Cascinette, prima, e infine Bollengo.

La Via Francigena, dopo il forte temporale di ieri, sicuramente sarà diventata una palude impraticabile. Per questo preferiamo deviare per una strada meno problematica.

A Bollengo, prima ritroviamo Alessandro che uscito per una pedalata, ha ben pensato di passare a salutarci sulla via, e poi facciamo conoscenza con Antonio, Costantino e sua moglie, ai quali la gentile presidentessa Riccarda passa il testimone. E tra commenti e ringraziamenti continuiamo la nostra strada.

Costantino è molto preparato ed arricchisce la bellezza dei luoghi raccontandone simpaticamente la storia, mentre Antonio li farcisce con alcune curiosità. Attraversiamo i borghi di Palazzo Canavese, Piverone fino a Viverone abbracciati dall’anfiteatro morenico: preziose chiesette, antiche torri – orologio, profumati frutteti e i resti di un’antico eremo, il Gesiun. Da lontano il lago di Viverone, splendente ai raggi del sole, accoglie il nostro passaggio.

Il caldo e l’afa iniziano a diventare insopportabili. Ringraziamo i nostri accompagnatori per la loro disponibilità e simpatia e, trascinando un pò i piedi, proseguiamo in cerca di un pò d’ombra per poter fermarci a riposare. Rimaniamo però incuriosite nel vedere davanti a noi un grosso zaino che consulta un cartello informativo della Via Francigena: si tratta certamente di un altro pellegrino.

Andrea è della zona di Vicenza. Ha percorso la scorsa settimana il tratto tra il Colle del Gran San Bernardo ed Ivrea e dopo qualche giorno di pausa eccolo nuovamente sulla Via. E’ sempre bello incontrare altri pellegrini con cui scambiare esperienze ed impressioni.

Oltretutto è segno che pian piano anche questo Cammino comincia ad essere più conosciuto e frequentato. Andrea però ha il passo lungo ed è fresco di tappa, quindi lo salutiamo, dandoci appuntamento all’Ostello di Santhià.

Dopo circa tre chilometri tra i boschi raggiungiamo Cavaglià, dove ci fermiamo in un bar per riposare e rinfrescarci. La proprietaria, vedendoci molto affaticate e anche un pò provate dal calore, si offre persino di chiudere l’attività per accompagnarci in auto fino a destino.

Ma il rispetto verso il Cammino va sempre oltre alla stanchezza e quindi, istintivamente rifiutiamo con un sorriso l’offerta. Si fanno le tre e mezza e mancano ancora undici chilometri. Cavaglià segna il confine tra i boschi e le risaie.

L’afa rende difficile il respiro e il ronzio delle zanzare nell’orecchio rasenta i limiti della sopportazione.

Alcuni trattori disturbano il silenzio, lasciando non poca polvere sui nostri vestiti.

Un contadino, scrutandoci in lontananza, si avvicina al bordo della Via ed entusiasta, inizia ad intrattenerci con domande e racconti.

Alle cinque e mezza Mario Matto, ospitalero volontario dell’Associazione Via Francigena di Santhià, è alle porte del paese che ci aspetta per accoglierci e accompagnarci ad destino.

L’ostello si trova proprio in centro a fianco della Chiesa principale. E’ un piacere poter ritrovare lo spirito pellegrino in questo luogo ben curato e funzionale. Qui ritroviamo Andrea che gentilmente ci invita per cena…

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