Ivrea


Sotto il piano della Chiesa si trova la cripta che fu costruita in due tempi. La più antica di forma semicircolare, sotto la zona absidale è sormontata da volte a crociera sorrette da colonne, mentre la parte più recente risale al XII sec. ed è divisa in tre navate, le volte sono appoggiate su colonne, il cui fusto viene da un reimpiego di materiali preesistenti.

Nella cripta si trova un antico sarcofago in marmo di epoca romana, appartenuto al Questore Caio Atecio Valerio (seconda metà del I Sec. d.C.) molto ben conservato per essere stato tenuto nella cripta per circa otto secoli, in quanto utilizzato come reliquiario delle spoglie di San Besso per volere di Re Arduino nel X sec. fino al 1700.

Nella cripta si trovano anche tre tombe di Vescovi Eporediesi.

Dal XII al XV sec. la Cattedrale fu abbellita con varie opere pittoriche e con sculture, nel XVI sec. furono erette le cappelle lungo le navate e nel 1854 fu ampliata di un’arcata e fu costruita l’attuale facciata neoclassica. Nella parte posteriore della Cattedrale si trovano i resti del Chiostro del Capitolo dei Canonici, coevo alla costruzione dei due campanili romanici. Il Capitolo dei Canonici comprendeva i sacerdoti che aiutavano il Vescovo nelle pratiche religiose e amministrative della Diocesi e si riuniva nel chiostro per le decisioni importanti.

Poco lontano dalla piazza della Cattedrale sorge l’imponente Seminario maggiore costruito tra il 1715 e il 1765, sotto il porticato a destra dell’ingresso è stata murata una parte del mosaico, del X° Secolo, che si presume provenire dal pavimento del coro della primitiva Cattedrale. Il frammento, lungo mt. 3,32 e alto mt. 1,34 è costituito da tessere policrome che rappresentano i simboli delle arti che s’insegnavano nella locale Scuola Ecclesiastica ed erano divise in : Trivio (grammatica, dialettica,retorica) e Quadrivio: (aritmetica, geometria, musica e astronomia).

Nel mosaico si possono ancora vedere quattro figure che rappresentano appunto alcune delle suddette arti.

Nel Seminario ha sede la Biblioteca Diocesana erede dell’antico Scriptorium del VII e VIII sec. che possiede oltre ventisettemila volumi tra cui il famoso Sacramentarlo di Warmondo risalente al 1002.

Scendiamo adesso la scala (chiamata scala santa) che dal portico dell’Opera Pia Peana ci porta in Via della Cattedrale e da qui scendiamo in Piazza di Città, sulla quale ci soffermeremo in seguito, e imbocchiamo Via Arduino passando davanti alla Chiesa di Sant Ulderico eretta nel XI sec. e legata a una leggenda relativa al passaggio del Vescovo Ulderico di Magonza nella città di Ivrea. Della parte antica rimane evidente solo il campanile romanico, mentre la Chiesa è stata incorporata nella facciata di recente costruzione.

Proseguiamo per Via Arduino, ”Decumanus Maximus” della città romana notando i particolari vicoli che scendevano verso la Dora residui della parte antica e più popolare del vecchio borgo.

Arrivati in Piazza Gioberti giriamo sulla sinistra e, costeggiando la grande roccia su cui era costruito l’antico Castellazzo arriviamo di fronte al Ponte vecchio del Borghetto.

Il Ponte esisteva già in epoca preromana, e per secoli è stato l’unico passaggio verso in Canavese occidentale. Costruito in pietra dai romani fu poi ricostruito in legno nel periodo medioevale e fu coperto e difeso da due torri. Nel corso del tempo subì danni irreparabili e fu ricostruito più volte e utilizzato fino al 1600.

Fu poi ampliato nella versione attuale nel 1830 per l’aumentato flusso di carri e carrozze. I pilastri del basamento romano, appoggiati direttamente sulla roccia, sono a tutt’oggi visibili.

Passiamo davanti alla fontana dedicata a Camillo Olivetti, fondatore dell’omonima azienda che per anni ha dato lavoro a migliaia di persone del Canavese.

Sopra la fontana vediamo ancora la rupe su cui sorgeva il Castellazzo, simbolo di oppressione distrutto per ben due volte dalla furia popolare.

Nella prima metà dell’Ottocento furono ricavati, demolendo parte della rupe, ben 650 metri cubi di materiale per poter costruire parte della passeggiata e strada Lungo Dora che non esistevano in quanto in passato questa zona era delimitata da mura e bastioni difensivi.

Entriamo ora in Via Cavour e quindi ancora in Piazza di Città, nel Medioevo questa zona era occupata da diversi edifici tra cui l’Ospedale De Borgo che rimase in attività fino alla metà del 1700. Al suo posto nel 1780 fu costruito il Palazzo Municipale e formata la piazza.

Entriamo in Via Palestro, parte importante del “Decumanus Maximus” e arriviamo in Piazza Ottinetti, creata nel 1843 in seguito alla demolizione di parte del monastero di Santa Chiara con un intervento di ricucitura tra vecchio e nuovo tessuto edilizio.

Dalla Piazza scendiamo in Via dei Patrioti e raggiungiamo i giardini pubblici dominati dall’antico campanile romanico di Santo Stefano, il quale oggi si presenta come una torre, unico superstite di un complesso abbaziale del XI sec.. Nell’anno 1401 il Vescovo di Ivrea Enrico II° aveva fatto ampliare la parrocchia di Santo Stefano per accogliere l’Ordine Benedettino che si era diffuso in occidente ma non ancora a Ivrea.

Il monastero rimase efficiente fino al 1489 infine nel 1554-1558 il Generale francese Brissac, Governatore d’Ivrea, fece demolire la chiesa e parte del monastero per ingrandire le fortificazioni dalla città.

Nel 1757 il Conte Perrone acquistò ciò che restava del complesso abbaziale e lo fece abbattere per ampliare il giardino del suo palazzo salvando solo la torre campanaria.

Il materiale utilizzato per la costruzione della torre non è costituito da soli laterizi ma anche da materiale di recupero derivente dalla demolizione di altri edifici quasi sicuramente romani.

Percorriamo ora le piazze Rondolino e Fregulia e raggiungiamo Porta Vercelli all’inizio della antica strada che univa le due città.

Percorriamo l’attuale Corso Massimo D’Azeglio fino alla Chiesa di San Lorenzo e prendiamo per Via Cascinette nella zona nuova della città fino all’ incrocio con Via Monte della Guardia, seguiamo la stradina a sinistra e la percorriamo per 300 metri sino ad un altro incrocio dove terremo la destra e poi dopo 50 metri a sinistra per una stradina sterrata che percorreremo sino a giungere nei pressi di un lago.