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Dal libro “COURANT D’ITALIE” – Gabriel – Pellegrino Francese


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Gabriel Roche ha scritto un libro sul suo cammino Francigeno in Italia …il 2 giugno 2016 è stato il giorno più bello e indimenticabile del suo cammino ….libro che verra edto in Francia a metà novembre  2017.

Settimo Vittone – Ivrea  2 GIUGNO 2016-15 km

La pioggia di questa notte non mi ha tolto l’appetito del mattino, e lascia il posto a una fine quando me ne vado. Il cammino dei franchi, che si confonde in parte con quello della vecchia strada reale dei vini torinese, deve portarmi questo giovedì fino ad Azeglio, a una trentina di chilometri di distanza. Come ieri, questa strada è un incanto. In primo luogo, è molto ben definito, il che non è un sottile affare in un labirinto di particelle di vite, tutte nidificate l’una in altri, e per la maggior parte, appese alla collina a piani diversi. Passa davanti a un muro tra vigneti e kiwi, gira a sinistra per salire le scale, scendere qui per attraversare a piedi bagnati un torrente, passa sotto una vecchia costruzione, aggira una casa gialla, ci lascia intravedere il fiume per di nuovo Scivolare tra un muro di pietre e rocce. Comunque, si diverte con l’escursionista, e l’escursionista è soddisfatto.

San Germano è già il secondo villaggio di questo nome dal mio arrivo in Italia. Domani sera sono atteso in un terzo, San Germano di vercellese, che è accoppiato con Saint-Germain-Laval, il mio villaggio. In piazza della Chiesa, una rumorosa schiera di pellegrini con bure, bastone e conchiglia di San Giacomo si mette in moto come sto arrivando. Tra loro riconosco Arturo, il pellegrino tedesco incontrato ad Aosta. Cappuccio sulla testa, un vigoroso vigoroso mi fermo a braccia grande: ” Oh, Pellegrino, vieni con noi! ” e io di unirmi a loro, naturalmente. Siamo il 2 GIUGNO, giorno della “Festa della Repubblica”, di cui gli italiani festeggiano il 70° anniversario. Fanno parte dell’associazione degli amici della Via Francigena d’Ivrea, e approfittano dell’occasione per creare un’animazione intorno alla strada. Si recano quindi in corteo alla Cappella San Rocco dove un altro gruppo di pellegrini, provenienti da ivréa al loro incontro, si allegare a loro. Li seguo e non rimango in pena: mi ritrovo ben presto circondato da alcuni dei compari e comari, che mi interrogare in francese per la maggior parte. I miei timori di essermi lasciato trascinare in una manifestazione religiosa posteriore sono ben presto dissipare, e io ne sono la causa.

Dopo dieci minuti arriviamo in un villaggio. Dal suo bastone, Paolo scopa ad una finestra che non tarda ad aprirsi. Un uomo in costume e bretelle ne esce e apostrofo la truppa dicendo praticamente queste parole: “fa no iniziare uno cammino senza gusto del vino in bocca!”. tutti ridono e si gira verso di me per me Chiedere se avevo capito bene. Sì, ho capito bene: ” non bisogna mai prendere una strada senza avere il sapore del vino in bocca!”. e, mostrando il mio zaino, spiego a queste persone che porto il resto di una bottiglia Vino comprato il giorno prima. E ‘ la pazza risata generale, mi abbracciato, mi a, mi prendono per il braccio per portarmi all’interno della Corte dell’uomo con bretelle. Non vedo l’ora di uscire dalle bottiglie per farci assaggiare il suo piccolo spumante (spumante), fatto in casa, che aiuterebbe anche un uomo con una gamba sola ad arrivare a Roma. Dopo il secondo sorso tutti lo ringraziano alzando le braccia in cielo. Poi ci porta nella sua cantina, in un vicolo vicino, nidificata nella scogliera. La porta aperta, le botti allineate si svelano davanti ai nostri occhi. Ci va un altro drink? No, il gruppo si allontana per lasciarmi il posto. L’ uomo, sicuro del suo colpo, mi afferra la mano e me la tira contro il muro per farmi sentire, uscendo da una crepa anche dalla parete rocciosa, il famoso soffio d’aria fresca che viene dalla montagna. Un sorriso di soddisfazione abbellisce il suo volto alla vista del mio stupore.

Siamo nel suo balmetto, dove si rivela un fenomeno naturale, forse unico al mondo in modo così generalizzato. In questo villaggio, piccole case apparentemente disabitate, senza aspetto esterno particolare, si intuisce l’una contro l’altra ai piedi della scogliera. Sono cantine che approfittano di questa fresca brezza che esce dal ventre stesso della montagna attraverso molte crepe. Ideale per una temperatura e un’umidità costanti che permettono di conservare in modo ottimale il vino, i formaggi e i cochonnailles. Apprezzo il suo valore il gesto di avermi, per così dire, fatto toccare il dito questo fenomeno piuttosto eccezionale, nascosto dietro una porta traballante, che rimane solitamente riservato agli unici iniziati. Nel Canavese si dice che il carattere dei suoi abitanti è all’immagine del loro paese. Voglio crederci. Questi uomini e queste donne mi dimostrano che, non appena la relazione è stabilita, una convivialità sopra la norma si rivela.

In marcia con questi allegri pellegrini, sto imparando che questi balmetti non sono solo un frigorifero naturale “prima del tempo”, non hanno una vocazione solo e strettamente utility, ma sono anche e soprattutto un fenomeno sociale e collettivo estremamente forte. Essi sono un elemento fondamentale della loro cultura e tradizioni locali fermamente. Per coloro che li possiedono, i balmetti sono una fonte di orgoglio e un prezioso patrimonio familiare da trasmettere alle generazioni future. Nel corso del tempo, sono diventati luoghi di convivialità dove ci si ritrova tra amici intorno a un bicchiere e uno spuntino. Per prove, la strada che ospita la maggior parte di loro porta il bel nome di ” via del buonumore “, la strada del buon umore, poi arriva il ” sentiero di Bacco ” e ” la via della coppa “. in Tre settimane, una giornata porte aperte dà luogo ad una festa popolare, dove ognuno può assaporare le gioie di questa tradizione locale basata sulla convivialità e l’ospitalità.
Ancora due stazioni prima di arrivare al borgo medievale di borgofranco di ivréa, una per marauder delle ciliegie, l’altro per godere dei frutti di un gelso di seta, e lì, sorpresa, sarebbe stato avvertito della mia venuta? Ai piedi del campanile, il vescovo di ivréa in persona viene a salutare il ” vero ” Pellegrino che sono, poi cammina con noi fino alla Cappella San Rocco vicino e appena rinnovato. Arriva di fronte all’altro gruppo di pellegrini, e dopo forza abbracci, tutto questo piccolo mondo si muove in piazza, al suono dei tamburi e delle trombe. Il Sindaco, le nobili Signore, i monaci, la fratellanza dei cavalieri dell’ordine di Gerusalemme, un tempo dedicato all’accoglienza e alla protezione dei pellegrini, sono anche della parte per elevare il livello sociale di questi miserabili pellegrini. Viene poi la benedizione dei pellegrini, data dal vescovo, seguita dall’insediamento di due nuovi cavalieri nell’ordine di Gerusalemme.
Questa ricostruzione storica raggruppa associazioni provenienti da diversi orizzonti: Associazioni storico-Culturali, amici della Via Francigena, cuochi, società musicale, semplici volontari… questo approccio è tutto nella mente voluta dall’Istituto Culturale Europeo Dall’etichettatura di questi grandi itinerari culturali europei di cui fa parte la via Francigena, allo stesso titolo della strada dei vichinghi, le strade di Santiago de Compostela, sulle tracce di Stevenson, la strada dei vini e molti altri. Valorizzare la diversità delle culture che hanno fatto l’Europa: in questo giorno in cui si mescolano la molto civile celebrazione della festa nazionale di un giovane paese e una ricostruzione storica intorno a un pellegrinaggio religioso che ha segnato la storia di questo territorio durante Questa giornata mi sembra un successo. Promozione del turismo, scoperta delle radici culturali, valorizzazione del territorio, collaborazione tra le persone, tutto è lì!
E ‘ tempo di godere di un aperitivo medievale, servito su ampi tavoli disposti sulla terra-pieno. Quando sto per partire, i miei compagni italiani insistono che io rimanga a mangiare con loro. Ho fatto solo chilometri di distanza questa mattina, ne ho ancora diciassette. La mia decisione è presa in fretta, dopo tutto, non sono anche andato a vivere in queste esperienze?
Più il banchetto (medievale) avanza, più capisco l’italiano! Riesco persino a dire qualche frase! Paolo, Nico, Toni, tutti sono in cura per il “Pellegrino” che sono. Io non rifiuto il digestivo alla violetta proposta con il pasto, né la “Grappa” meno ufficiale uscita da una borsa. Pensate, in mezzo a questo piccolo centinaio di ospiti, ero l’unico ad avere un spara per aprire il flacone! Difficile (se non impossibile) di tornare in avanti, quindi resto. I festeggiamenti del pomeriggio proseguono con uno spettacolo di giocoliere, una promessa di matrimonio tra due persone, e una lettura di testi medievali in relazione alla via Francigena. Devo ammettere che nonostante il disagio dei banchi della cappella, ho perso il mio… Italiano e mi sono addormentato. Gentilmente, Paolo, chi è il presidente dell’associazione locale degli amici della Via Francigena, mi riserva l’unico posto disponibile al rifugio gestito dalla sua associazione a Ivrea.
Arrivo sotto la pioggia ad Ivrea all’ostello Ivrea canoa club. Il grande edificio ha fatto il pieno. Una decina di pellegrini a piedi o in bicicletta vi con molti giovani sportivi venuti a discutere questo fine settimana una manica della coppa del mondo di canoa-Kayak. Dalla finestra della camera, posso assistere alle ultime sessioni di qualificazione che si svolgono su un braccio della Dora Baltea che lecca i piedi dell’ostello. Che splendida e ricca giornata, totalmente inaspettata, insperata questa mattina, e che mi ha portato fuori dai sentieri battuti!

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