20.08.2010 – Dal diario di Cristina PELLEGRINI – Parte 1


Il pullman si ferma proprio davanti al bar dove io e Ettore stiamo facendo colazione. Scendono due distinti signori, con in spalla un piccolo zaino. Sono Alessandro e Roberto, membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Francigena Sigerico di Ivrea.

Oggi farò la tappa fino in loro compagnia; un approccio diverso rispetto a quello che finora ho avuto con il Cammino. Un passo nella storia e nella cultura di questi luoghi. E anche tante sorprese…

Capisco subito di trovarmi davanti ad un’organizzazione ben motivata e dedita ai bisogni del pellegrino. Alessandro mi dice che io sarò la “capo fila” e, come tutti i giorni dovrò solamente camminare seguendo le indicazioni. Una bella prova d’esame per loro, per capire se i segnali da loro posizionati sono chiari nella visibilità e nella direzione. Il mio compito è quello di commentare in caso trovi difficoltà nell’orientamento.

Loro invece arricchiranno la mia tappa con la descrizione e il racconto della parte storica e culturale della zona, il Canavese.

Da Pont Saint Martin la sagoma bianca del pellegrino mi conduce lungo una ripida salita tra i vigneti fino a raggiungere la cappella di San Rocco, su una piccola radura. Da qui, avvolta in un alone di afa ammiro tutta la vallata, ascoltando con interresse le spiegazioni. Continuando verso Carema si scende tra le profumate vigne.

Ormai non manca molto. I grappoli violacei sono già ben formati. Verso fine settembre ci saranno grandi feste da queste parti! Due signori anziani, con grande impegno, tengono pulito il sentiero. Ci dicono che quest’anno ne hanno visti molti di pellegrini e che fanno quello che possono per mantenere il passaggio di facile accesso.

I pilastri di roccia che sostengono le viti mi affiscinano molto. Percepisco ciò che è stato un tempo, la fatica dei viticoltori del passato, l’impegno dei contadini di oggi per mantenere la tradizione, la cura necessaria per avere un delizioso nettare.

E mentre cammino, le spiegazioni di Alessandro e Roberto mi fanno entrare in contatto con una realtà che forse, da sola, avrei appena percepito, ma sicuramente non capito a fondo; particolari che certo non avrei notato e curiosità che forse mai avrei più ascoltato.

Campanili, fontane, borghi, iscrizioni, affreschi…forse li avrei osservati, ma non certo vissuti!

In lontananza si scorge un castello, costruito su un piccolo promontorio. Ci avviciniamo passando a fianco di un meraviglioso ed enorme giardino. Due anziani, che hanno fatto di questi luoghi il loro paradiso, lo curano deditamente da soli e chi passa non può non fermarsi ad ammirarlo.

Ed ecco subito un’altra meraviglia: i ruderi di antiche case, sotto la roccia, avvolte dalla fitta vegetazione, tra cui riconosco solamente una pianta di edera. Le costruivano così nascoste per non essere preda dei ladroni e degli assalti militari. E’ incredibile l’energia che si percepisce: probabilmente oggi luoghi come questi sono dimore di fate e di spiriti della natura…

E’ ora di pranzo. Ed ecco una delle tante sorprese. Ci fermiamo a mangiare ad un ristoro presso una parete di arrampicata, il Vertical Rock. Qui ci raggiungono Riccarda, la presidentessa dell’Associazione ed una sua amica. E mentre degustiamo i piatti tipici della zona, ci confrontiamo sulla Via appena affrontata, preparandoci al prossimo tratto. Nel frattempo un bell’acquazzone allaga strada e sentieri.

Il Cammino prosegue in piano attraversando Ivozio e San Germano, dove sembra che presto verrà adibito un altro Ostello per pellegrini. E poco più avanti, un’altra graditissima sorpresa. Incontriamo Oscar, un viticultore locale , che ci apre la sua cantina per degustare un ottimo bianco accompagnato da un biscotto tipico.

Soddisfatto il palato, proseguiamo alla volta di BorgoFranco d’Ivrea. Una pioggerella fastidiosa continua a bagnare il sentiero. Ci addentriamo prima in un bosco umido, dove siamo costretti a bagnarci ipiedi attraversando un paio di torrentelli ingrossati dalla pioggia, e poi saliamo verso il Castello di Montalto, costeggiando prima il colle sul quale è costruito e poi deviando verso il lago di Pistono.

Qui sembra abbiano trovato dei resti di antiche canoe e palafitte e il comune ha in progetto di bonificare e ricostruire un ambiente storico per offrirlo al turismo. La stanchezza comincia a farsi sentire e questo ultimo tratto è abbastanza impegnativo in termini di continue salite e discese. La Via Francigena in realtà da Montalto taglia questa parte, andando direttamente ad Ivrea.

Personalmente però consiglio a tutti di fare questa deviazione al percorso, comunque ben segnalata con frecce e con la sagoma bianca di un pellegrino. Si allunga di poco meno che un chilometro, camminando in un meraviglioso ecosistema che realmente vale la pena.

Manca poco alla meta. L’Ostello ad Ivrea si trova presso il Canoa Club. Ad aspettarci li ci sono Valter, il vicepresidente dell’Associazione, Federico, il rrsponsabile dell’Ostello e Laure, che oggi aveva preferito camminare da sola. Valter mi omaggia di due preziosi doni: un bellissimo disegno della città di Ivrea da lui realizzato e una collana con un grosso ciondolo in cotto con rappresentato in rilievo il pellegrino della Via Francigena.

Mentre mi concedo un pò di riposo, ripenso a questa giornata ricca di sorprese ed emozioni. Mi ha colpito molto la dedizione con cui questi volontari e amici della Via Francigena offrono il loro tempo per accompagnare tutti i pellegrini che lo richiedano e per dare loro aiuto e informazioni.

Da quando ho iniziato il Cammino mi sento di dire che per la prima volta, e finalmente, ho trovato un’Associazione volonterosa e ben organizzata, oltre a sottolineare che il loro tratto di competenza della Via è, fino ad ora, il meglio segnalizzato che abbia trovato.

Da pellegrina, un doveroso e caloroso Grazie a tutti per il vostro impegno!

 

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