17-6-2018: Via Francigena Svizzera: SULLE TRACCE DI SIGERICO DA MARTIGNY A ST.MAURICE


17 giugno 2018:  Via Francigena Svizzera: da Martigny a St.Maurice

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Partecipo con tanto entusiasmo a questa gita sul tratto svizzero della Via Francigena da Martigny a St. Maurice. Ho bisogno di una giornata diversa, una di quelle giornate nelle quali si cerca i “staccare la spina” dagli affanni e preoccupazioni per godere di una piacevole passeggiata in compagnia di amici, visitando luoghi storici ed interessanti.

Siamo davvero in tanti e un pullman solo non ci è bastato!! Sveglia all’alba per essere superpuntuali al ritrovo alle 6.20 ad Ivrea.

In Val d’Aosta recuperiamo Liliana e Palmira e il proseguiamo verso il Colle del Gran San Bernardo. E’ uno spettacolo, ancora con tanta neve (il passo  stato aperto solo la pochi giorni), ci concediamo, prima di scendere in Svizzera, una  sosta  al bar “Italia” dove siamo sicuri che il caffè è buono! Ci sta bene anche una grossa fetta di torta che divido con mio marito. Risaliamo sui bus velocemente, l’aria è sbirulina, siamo circa a 2500 metri di altitudine e il termometro ci avvisa che siamo a 8 gradi.  Seguendo il dito della statua di S.Bernardo di Mentone che ci indica la strada del valico scendiamo nel versante del Vallese: ammiriamo dal finestrino neve, prati, boschi e rigagnoli.

Siamo a MARTIGNY e ci fermiamo per una visita al “BARRYLAND”, Museo e Cani del San Bernardo. E’ collocato in un antico arsenale ristrutturato, accanto ai resti di un anfiteatro romano ed espone oggetti d’arte e numerose testimonianze della storia del colle e dell’Ospizio del Gran San Bernardo, con riferimento anche al passaggio di personaggi illustri come Napoleone o il leggendario Annibale. Molti sono anche i rifermenti ai pellegrini che transitano, sulle orme di Sigerico, sulla Via Francigena.

Qui si allevano i leggendari cani che sono l’attrazione principale del museo. A partire dal XVI secolo i canonici dell’Ospizio del Gran S.Bernardo hanno iniziato ad allevare enormi e pacifici cagnoloni utilizzandoli per la protezione dell’Ospizio stesso e per alcune attività, ad esempio per trasportare piccoli carichi con provviste. L’impiego che li rese celebri in tutto il mondo fu però quello di affiancare i monaci nel tracciare piste sulla neve e di ritrovare viaggiatori dispersi col maltempo se non addirittura sepolti dalle slavine. Il SAN BERNARDO più famoso era proprio BARRY, che salvò la vita a ben 40 persone e, per errore, fu ucciso nel 1814 da un uomo che cercava di soccorrere e che, semincosciente, lo aveva scambiato per un aggressore.

Ovviamente scattiamo qualche foto ai simpatici cagnoloni, ma sono un po’ delusa perché non riusciamo a vederne i cuccioli, ancora troppo piccoli e accolti nella nursery.

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Alla guida di Palmira, super esperta del territorio, ci incamminiamo sul sentiero e attraversiamo un grande faggeto. Il sole penetra a tratti regalandoci un’immagine speciale del sottobosco, illuminato dalla luce di questa bella mattinata. Si prosegue, alternando tratti di asfalto ad altri tratti di sterrato e attraversiamo il borgo di VERNAYAZ. Lungo il percorso, addolcito da una brezza rinfrescante, transitiamo nei pressi della gola del TRIENT e della cascata di PISSEVACHE: Qui consumiamo il nostro pranzo al sacco; continuiamo il nostro cammino sotto gli occhi divertiti di un bel gruppo di alpaca. Ormai accaldati raggiungiamo EVIONNAZ dove Efrem e gli altri autisti  ci attendono per portarci a ST.MAURICE.

Proprio qui, di ritorno verso Canterbury, Sigerico si era fermato per la sua 51a tappa, registrata sul suo diario come “SCE MAURICI”.

Abbiamo prenotato un visita guidata e, suddivisi in gruppi, iniziamo il nostro percorso. Il mio gruppo è guidato da Simone, ha appena 21 anni ed è nato in Svizzera da genitori italiani. Prima di parlare dell’abbazia e del sito che visiteremo ci racconta di essere un novizio e spera di diventare un monaco.

Con belle parole, ci narra di questo paese, sorto sulle sponde del Rodano, che custodisce un prestigioso patrimonio culturale e religioso. Il suo fulcro è l’antica abbazia nella quale sono venerati i MARTIRI DELLA LEGIONE TEBEA, in modo particolare il loro comandante MAURIZIO. Fu fondata nel 515, è la più antica dell’Europa occidentale e sorge non lontano da VEROLLYEZ (significa Vero Luogo), luogo dove fu consumato l’eccidio della legione. Con commozione seguiamo Simone e apprendiamo i fatti che hanno portato al massacro di Maurizio e dei suoi soldati, avvenuto alla fine del III secolo. La Legione Tebea era costituita da militari cristiani di origine egiziana ed era al servizio dell’imperatore Massimiano. Fu trucidata per aver rifiutato la persecuzione dei popoli cristiani di queste vallate e per non aver adorato l’imperatore come un Dio.

All’interno della chiesa, in una cappella a sinistra dell’altare, sono sepolti alcuni abati e sosto per una brevissima preghiera davanti alla lapide che ricorda Joseph Roduit, che ho avuto il piacere di conoscere qualche anno fa, durante una camminata sulla Via Francigena. Durante la nostra visita precedente ci eravamo salutati con il proposito di tornare nel 2015 in occasione dei festeggiamenti del 1500° anno di fondazione dell’Abbazia. Purtroppo, proprio nel 2015, l’abate è deceduto. Comunque eccoci qua, a ricordarlo con affetto nell’Abbazia dove ha prestato il suo servizio per anni.

Il sacro edificio fu, nel corso dei secoli, rovinato da eventi naturali e da incendi, ma grazie a ricostruzioni e restauri è tornato ad avere il suo fascino.  Proseguiamo per visitare i resti archeologici di necropoli romane e medievali, le varie tracce delle chiese precedenti e ciò che rimane dell’antica cappella che custodiva i resti mortali di S.Maurizio.

Ancora una visita al “Tesoro” e al Chiostro e salutiamo Simone augurandogli ogni bene per la sua vita e  per la sua coraggiosa scelta.

La nostra intensa giornata in terra svizzera volge al termine, ci aspettano ancora parecchi chilometri in bus per il ritorno.

Non ci resta che ringraziare Palmira ed il direttivo dell’Associazione per la buona riuscita della gita e….  arrivederci alla prossima!!!

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