14-7-2018: da ETROUBLES ad AOSTA – impressioni di una nostra socia


img025_260817_vf-etroubles-aosta_prime-case-di-excenex_ridMannaggia! Siamo a metà luglio e il cielo è grigio.. eppure il meteo parlava di un fine settimana che si sarebbe guastato solo domenica. 

È vero che uno paventava possibilità di pioggia nel tardo pomeriggio, però..Adesso piove ….Questa estate continua a sorprenderci con perturbazioni improvvise. Mal che vada, scendo ad Aosta e prendo un treno.

Alla stazione la solita allegra confusione di tutte le partenze. C’è chi si è premunito per ogni eventualità e chi ha deciso di ignorare ogni campanello di allarme.

Lo stato del cielo migliora man mano che procediamo verso Aosta, rimane solo un po’ di foschia ai piedi dei rilievi, ma a Etroubles il paesaggio è da cartolina: villaggi e prati lindi, tanto verde, le piccole nuvole bianche che indugiano sui rilievi sembrano esserci solo per rendere più profondo l’azzurro.

Le case attigue al parcheggio sono decorate dagli splendidi fiori che traboccano da vasi e fioriere. L’aria di montagna accende i colori, la varietà li esalta. Oggi non può più piovere. La pioggia al piano è stata un’anomalia.

Dopo la colazione ci incamminiamo come un gregge disciplinato dai nostri impareggiabili angeli custodi.

Ben presto incontriamo il “ru” che è il protagonista della giornata.

“Ru” è la parola in dialetto che  denomina i corsi d’acqua che hanno cambiato secoli fa l’ambiente della valle e le hanno regalato l’aspetto attuale.

Sono opere di geniale, paziente ingegneria idraulica che i montanari di circa mille anni fa hanno pensato e realizzato per portare acqua nei posti in cui era carente rendendo così più fertili i terreni che furono messi  in grado di fornire un foraggio più ricco e abbonante   indispensabile per poter introdurre l’allevamento di bovini accanto a quello degli ovini, notoriamente meno esigenti. Verso il quattordicesimo secolo si avviò la ricerca di fonti che vennero canalizzate in alvei scavati alla base  dei pendii. Fu necessario studiare il terreno, tenere conto delle pendenze perché l’acqua doveva scorrere con la velocità adatta a farla scendere senza che fosse troppo impetuosa, evitare zone esposte a frane, rinforzare un’ansa o un argine con l’inserimento di pietre per frenare l’opera erosiva della corrente.

Quanta sapienza, quanto buon senso negli uomini che hanno saputo modificare la natura senza stravolgerla, rispettandone le caratteristiche! Quanto lavoro paziente e pesante, durato secoli, per creare la rete che ha portato il benessere alla valle!

Poi secoli bui di guerre e morte, spesso per il flagello della peste nera, spopolarono i borghi e le montagne e i “ru” non più manutenuti con continui controlli per garantire la pervietà dei condotti, sono caduti in disuso e in rovina.

Fortunatamente in tempi recenti si è riscoperta la loro utilità per l’agricoltura e l’allevamento, non ultimo per il richiamo turistico. Si è provveduto a ripulire i fossati, rinforzare gli argini, recuperare le prese e le chiuse dai torrenti, sostituire i tratti non più recuperabili, purtroppo a volte con orrendi tubi, rendere agevoli i sentieri che li costeggiano.

È bellissima, oggi per noi, la passeggiata. L’acqua mormora appena e rinfresca l’aria, l’ombra luminosa ci protegge dal sole. Il sentiero a saliscendi con curve che seguono il pendio della montagna si apre su scorci di pianura, su un’erta dove pascolano tranquille numerose vacche scure.

Il sole occhieggia tra i rami, brilla sull’acqua limpida. Un ramarro ferito inavvertitamente da uno di noi, i semplici fiori di montagna, uno spaventapasseri elegantemente vestito da donna, farfalle che quando sono in coppia intrecciano danze gentili.

Il cammino è dolce, la fila si sgrana e si modifica continuamente per chiacchierare un po’ con l’uno e con l’altro, il silenzio è interrotto da un campanaccio, dal rombo di un motore, dallo spruzzo di una pompa che irriga un prato, dallo scroscio di un torrente.

Dopo un’ansa La grotta della salute che il senso religioso dei montanari ha voluto per chiedere la protezione divina su uomini e ambiente.

Nell’incavo, coperto da muschi roridi di acqua che trasuda dalle rocce, una Madonna protegge il figlio adolescente, a lato, in una piccola acquasantiera di pietra una mano gentile ha posto un piccolo mazzo di fiori spontanei.

Ci piace ascoltare Amedeo che ha sempre una cosa nuova da raccontarci, che alterna notizie storiche a battute leggere.

Dopo un‘ imponente parete di roccia equipaggiata a palestra con diversi gradi di difficoltà ci fermiamo per il pranzo. Come sempre offerte di assaggi e di condivisione, il rilassamento della sosta.

L’acqua mormora invitante e qualcuno cede al richiamo di un rinfrescante pediluvio. È ghiacciata, una sferzata di energia; non si può resistere più di pochi istanti. Ancora un bel tratto sul sentiero ondulato dove l’ombra è “gaia” secondo quanto detto da una dimenticata canzone popolare, poi la borgata dove sostiamo in un bar impigriti dal pranzo.

Due case, un forno comune in disuso, una piazzetta, vasche per lavare o per abbeverare il bestiame e fiori, fiori dappertutto, sontuosi, a decorare finestre, abbellire una staccionata, riempire un giardino.

Scendiamo  verso Aosta attraversando un bel parco dagli alberi secolari. Raffiche improvvise di vento, nuvole che infittiscono e improvviso il temporale.

Cerchiamo un riparo di fortuna tra alcune case abbandonate  e una tettoia che ancora conserva del legno lavorato.Le lamiere che le ricoprono, non più controllate da anni, vibrano minacciose e non ci riparano dallo stravento, allora, appena ci pare che la pioggia diminuisca riprendiamo a scendere verso il piano cancellato da una cortina di acqua. Veloce com’era  cominciato il maltempo se ne va.

Il sentiero ora è scosceso, coperto da piccoli sassi che scivolano sotto i nostri piedi. A qualche angolo un bello scorcio sulla città, sui filari perfettamente allineati coltivati dalla scuola di agricoltura.

Arriviamo in città prima del previsto. C’è tempo per un gelato, una passeggiata tra i negozi che offrono i saldi estivi.

A Ivrea è spiovuto da poco come testimoniano grandi pozzanghere ai lati della strada.

È stata una bella gita.

Una socia della VF di Sigerico

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