La Via Francigena di Sigerico


Storia della Via Francigena di Sigerico

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La Via Francigena ha rappresentato nel corso dei secoli, fin dall’alto medioevo, l’itinerario seguito dai pellegrini dell’Europa del centro-nord, per raggiungere Roma, sede del Papato e cuore della Cristianità.

Quella che oggi si conosce come Via Francigena è l’itinerario di 1600 km. (80 tappe) percorso in 79 giorni dall’Arcivescovo Sigerico nell’anno 990 per ritornare a Canterbury da Roma dopo l’investitura del Pallio Arcivescovile da parte del Papa Giovanni XV.

Sigerico, su invito del Pontefice, annotò tutte le tappe, una per giorno, che lo riportavano in Gran Bretagna attraverso l’Europa.

Una pagina del diario di Sigercio

Una pagina del diario di Sigerico


Il suo diario è quindi la più autentica testimonianza del tracciato della Via Francigena da Roma fino al canale della Manica di quell’epoca.

Questo percorso, nel 2004, è stato dichiarato dal Consiglio d’Europa “Grande Itinerario Culturale Europeo”, analogamente al Cammino di Santiago de Compostela in Spagna.

L’appellativo “Francigena” non indicava solo un tracciato devozionale ad esclusivo uso dei pellegrini, ma una via percorsa da mercanti, eserciti, uomini politici e di cultura, creando così un canale primario di comunicazione e di scambio e permettendo tutte quelle interrelazioni che portarono alla sostanziale unità della cultura Europea tra X e XIII Secolo.

Con gli uomini e le merci la Via Francigena portò le idee, le innovazioni tecniche e ideologiche, favorendo il confronto e le integrazioni delle varie correnti culturali.

La via di Sigerico diventa così un’occasione per la conoscenza dell’identità culturale europea nei suoi aspetti storici, artistici e religiosi oltre che una vera opportunità di valorizzazione territoriale dei luoghi attraversati.

Lungo questo percorso esistevano numerose tappe per il ristoro dello Spirito e del corpo, per questo all’interno del territorio è possibile ancora oggi, incontrare una serie di testimonianze romaniche che ci portano a rivivere le suggestioni del tempo.

E’ in ogni caso intuibile, che non si può parlare di Via Francigena come di un tracciato ben definito, ma di un insieme di strade e sentieri.

Esisteva dunque un itinerario ideale di base che collegava le località più note, mentre non si è mai conosciuto nel dettaglio il percorso che le univa, tranne che per alcuni tratti obbligati dalla morfologia del territorio.

Il cammino del pellegrino non era quindi un itinerario singolo, bensì una rete di strade e sentieri utilizzati secondo le stagioni, gli eventi politici e dall’Ordine Religioso di appartenenza degli stessi viandanti che incontravano spesso paludi, acquitrini, tratti di bosco impenetrabili, condizioni atmosferiche avverse, animali pericolosi, banditismo. Questi imprevisti costringevano spesso i pellegrini a cercare percorsi più agevoli e sicuri, creando così innumerevoli varianti locali, fermo restando l’itinerario di base.

Per tutte queste ragioni scegliere oggi un percorso tra i tanti non è facile, ne deriva quindi la scelta di un tragitto che associ e tenga conto delle diverse esigenze del pellegrino contemporaneo, quali ad esempio: la spiritualità, la cultura, il turismo, associati a un percorso sicuro, possibilmente lontano dal traffico veicolare e dall’asfalto, con presenza di acqua, servizi e aree di sosta adeguate.